Evviva la mediocrità!

Oggi vi spieghiamo perché i vostri amici hanno improvvisamente smesso di giocare. Sfigati!

Ma soprattutto, vi diamo il nostro punto di vista sul perché voi non dovreste farlo!

Nei giorni passati, Mike Gemme di TheHyperloops ha postato un interessante saggio del New York Times, in cui si celebra – in maniera del tutto avulsa dal contesto “giochi da tavolo” – la Mediocrità. Potete leggere il saggio a questo link: In Praise of Mediocrity, di Tim Wu.
Colto dall’illuminazione dopo la lettura, mi sono preso la briga di tradurlo velocemente, e tararlo nel nostro contesto preferito: i giochi da tavolo di Star Wars. Trovate il testo integrale di seguito. Alcune frasi e parole sono barrate e il testo è stato integrato, per “ritagliare” questo articolo sul contesto in cui vogliamo applicarlo. Segue all’articolo un breve commento finale!

Sono un po’ sorpreso da quante persone mi dicono che non hanno hobby. Può sembrare una cosa piccola, ma – a rischio di sembrare eccessivo – vedo l’avere un hobby come un segno di una civiltà in declino. L’idea del tempo libero, dopotutto, è un traguardo conquistato; presuppone che abbiamo superato le esigenze della sopravvivenza bruta. Eppure qui negli Stati Uniti, il paese più ricco della storia, sembra che abbiamo dimenticato l’importanza di fare le cose giocare solo perché ne traiamo giovamento e divertimento.

Sì, lo so: siamo tutti molto occupati. Tra lavoro e famiglia e obblighi sociali, dove dovremmo trovare il tempo per  un hobby giocare a (inserisci il titolo del gioco che il tuo amico ha appena tentato di rivendere senza successo)?

Ma c’è una ragione più profonda – mi è venuto in mente – per cui così tante persone non hanno hobby  non giocano (più): abbiamo paura di non essere sufficientemente braviO piuttosto, siamo intimiditi dall’aspettativa – di per sé un segno distintivo della nostra età intensamente pubblica e performativa – per cui dobbiamo effettivamente dimostrare di essere abili in ciò che facciamo nel nostro tempo libero (ndPiffo: nel nostro caso, vincendo delle partite!). I nostri “hobby”, se anche questa è la parola giusta per loro, I giochi da tavolo su cui investiamo il nostro tempo sono diventati troppo seri, troppo impegnativi, un’occasione per diventare ansiosi di essere davvero la persona che dichiariamo a noi stessi essere.

Se sei un jogger, non è più sufficiente girare intorno all’isolato giochi ad X-Wing, non è più sufficiente provare una lista; ti stai allenando per la prossima maratona per il prossimo SOS. Se sei un pittore giochi a Destiny, non passi più un piacevole pomeriggio, solo tu, i tuoi acquerelli dadi e le tue ninfee carte; stai cercando di organizzare uno show in galleria o almeno raccogliere un rispettabile seguito sui social media preparare il mazzo perfetto per annichilire qualsiasi matchup tu possa incontrare da ora a sempre. Quando la tua identità è legata al tuo hobby – sei uno yogi, un surfista, uno scalatore – è meglio essere il più bravo, oppure essere la persona il giocatore che sei davvero?

Si è persa qui la ricerca gentile di una competenza modesta, il fare qualcosa giocare solo perché ti piace, non perché sei bravo a farlo. Gli hobby Il gioco da tavolo (pur rispettandone gli aspetti di competitività!) lascia che te lo ricordi, dovrebbero essere qualcosa di diverso dal lavoro. Ma valori alieni come “la ricerca dell’eccellenza” sono entrati e hanno corrotto quello che era il regno del tempo libero, lasciando poco spazio al “vero dilettante”. La popolazione del nostro paese dei nostri gruppi di gioco ora sembra divisa tra gli hobbisti semipro (alcuni devoti come atleti olimpici) e quelli che si ritirano nel passivo, sereno tempo libero che è il segno distintivo del nostro momento tecnologico.

Non nego che tu possa ricavare molta soddisfazione dal perseguire un’attività al più alto livello. Non biasimerei mai a qualcuno una devozione per tutta la vita a una passione un gioco o un talento innato. Ci sono profondità di esperienza a cui si arriva con la maestria. Ma c’è anche una gioia vera e pura, una gioia dolce e infantile, che viene dal semplice apprendimento e dal cercare di migliorare. Guardando indietro, scoprirai che i migliori anni di, ad esempio, immersioni subacquee o falegnameria gioco selvaggio davanti a un piatto di arrosticini sono stati quelli che hai speso lungo la curva di apprendimento, quando c’era l’esaltazione nel semplice atto del fare giocare.

In un modo che raramente apprezziamo, le pretese di eccellenza sono in conflitto con ciò che chiamiamo libertà di giocarePerché permettere a te stesso di fare solo ciò in cui sei eccezionale ti intrappola in una gabbia le cui sbarre non sono l’acciaio, ma l’auto-giudizioSoprattutto quando si tratta di attività fisiche ludiche e ricreative, ma anche con molti altri tipi di impegno, la maggior parte di noi sarà veramente eccellente solo a quello che abbiamo iniziato a fare nei nostri anni dell’adolescenza  molto tempo addietro. Che cosa succede quindi se decidi a 40 30 anni, come ho fatto io, che vuoi imparare a fare surf  confrontarti con un gioco di carte collezionabili? Che cosa succede se decidi a 60 che vuoi imparare a parlare inglese approcciarti al tuo primo wargame come Star Wars Legion? L’aspettativa di raggiungere l’eccellenza può essere massacrante in questi casi.

La libertà e l’uguaglianza dovrebbero rendere possibile la ricerca della felicità. Sarebbe disdicevole se dovessimo proteggere i mezzi solo per poi trascurarne lo scopo. Una democrazia, quando funziona correttamente, consente a uomini e donne di svilupparsi in persone libere; ma spetta a noi, in quanto individui, utilizzare quell’opportunità per trovare una finalità, trarne gioia e contentezza.

Tutto sommato questo suona sospettosamente come un’elaborata richiesta alle persone affinché prendano più tempo libero dal lavoro per giocare. Beh. Lo è. Anche se mi piacerebbe porre il suggerimento in modo più generoso: la promessa della nostra civiltà, il punto di tutto il nostro lavoro e il progresso tecnologico, è liberarci dalla lotta per la sopravvivenza e fare spazio per i più alti obiettivi. Ma esigere l’eccellenza in tutto ciò che facciamo può minare questo processo; può minacciare e persino distruggere la libertà di giocare in spensieratezza. Ci ruba uno dei più grandi premi della vita – il semplice piacere di fare qualcosa che in maniera semplice, ma per davvero, ci stiamo godendo.

Come fondatore di Starfighters Italia, ho trovato molto importanti i pensieri di Tim Wu.

Abbiamo un grande gruppo di giocatori di tutti i livelli di abilità che si riuniscono su base quotidiana, trascorrendo intere serate a giocare per divertimento. La parola chiave è “divertimento”.

Per molti tutti quelli che non sono veterani dei tavoli da gioco da decenni, servirà sempre avere un gruppo di gioco con cui riunirsi per puro divertimento, senza i preparativi esigenti e perfezionisti necessari per un torneo da trecento persone. Questo serve a dare a gente normale l’opportunità di sentirsi ludicamente gioiosi.

Perché i miei amici a un certo punto hanno smesso di giocare?

Molto semplicemente, perché non trovavano motivo di divertimento. E sono fermamente convinto siano tutte scuse. Ho visto decine di giocatori abbandonare svariati giochi – anche in sequenza – semplicemente perché non si divertivano più. Non perché intimoriti dalla competizione, o perchè non hanno compagni di gioco, o perché l’amico X ha abbandonato quel particolare sistema di gioco. Nella maggior parte dei casi, si erano prefissi degli obiettivi con asticella troppo alta, e l’autogiudizio li ha fregati.

Quando giochi, non necessariamente deve essere la partita migliore del mondo. O la più divertente. O devi raggiungere solo la vittoria schiacciante. Rilassati: ricordati perché hai iniziato a giocare, tieni a mente la gioia della scoperta e del diventare lentamente e con constanza un giocatore migliore. Piuttosto che “accannare” in quattro balletti, riparti da zero. Non è il meta, non sono gli altri, non sono i dadi il problema. Continui ad essere tu il problema!

Perché non dovrei smettere di giocare?

Molto semplicemente, perché se non raggiungi un qualsiasi obiettivo che ti sei prefisso/a – probabilmente hai impostato un obiettivo “irraggiungibile” per il time budget o risorse che puoi mettere in campo per quel determinato gioco/hobby. È un discorso generale, applicabile in qualsiasi campo (come dimostrato sopra!). E ora via, falla finita. Invece di lamentarti, invia ai tuoi amici disfattisti questo articolo, organizzatevi e giocate! Dedicatevi al trovare nuovi giocatori e coinvolgerli in una attività che ritenete divertente ed appagante! Prendendo più alla leggera il momento ludico – o comunque, parte di esso! – riscoprirete il piacere di giocare.

Ah, ma non perdete tempo a riscoprire il vostro “fanciullo interiore”. Perché il Piccolo Principe è uno psicopatico al pari di quella rincoglionita di Amelie. Tutte cazzate. Siamo adulti e giochiamo con gli adulti (o giovani adulti, poco cambia): impariamo a diventare anche giocatori adulti!

Grazie, signor Wu, per aver sottolineato l’importanza di abbracciare la mediocrità in rilassanti, coinvolgenti e appaganti attività di gioco. Mi hai ricordato una frase che uso ripetutamente con amici, colleghi e clienti che puntano inutilmente in alto, o che permettono alla ricerca del perfezionismo dibloccare i loro interessi e le loro passioni.

“Abbastanza bene” è già un risultato grandioso.

L’autore Tim Wu ( @superwuster ) è un professore di giurisprudenza alla Columbia, autore di “The Attention Merchants: The Epic Fighting to Get Inside Our Heads” e uno scrittore di contributi per il NY Times. Piffo invece, è un giocatore della domenica che si è arreso al fatto che probabilmente, la perfezione non vale la pena degli sforzi necessari a raggiungerla. Quindi ora si dedica a post scarsamente sagaci solo per irritarvi al punto giusto <3