Non sono i dadi il problema. Sei tu il problema. (Parte 3)

Non sono i dadi il problema. Sei tu il problema. (Parte 3)

Dalle stalle alle stelle e viceversa. Di reazioni smodate e fuori luogo.

Dei dadi ne abbiamo già parlato, anche abbastanza a lungo. Per chi non lo sapesse, ai dadi ho dedicato due articoli – per ricordarvi che non sono loro il problema (a parte quelli di Patrick) – ma il problema siete voi! O meglio, siamo noi. Perché tanto prima o poi ci caschiamo tutti.

Non sono i dadi il problema. Sei tu il problema. (Parte 1)

Non sono i dadi il problema. Sei tu il problema. (Parte 2)

Mettiamola così: quasi sicuramente avrete visto le partite demo che ho girato insieme a Marco per l’uscita della seconda edizione di X-Wing, o quantomeno un pezzetto. Diciamoci che i dadi non mi hanno voluto esattamente molto bene nella prima partita e… a un tratto la mia reazione è stata abbastanza plateale quando la fortuna ha girato dalla mia parte. Un allegro “braccio a ombrello” durante la partita. La partita era altamente goliardica e condita da risate e un paio di spritz, ma a testa fredda ho riflettuto un po’.

Mi sono ricordato di quando preso dalla stizza ho tirato un dado sul tavolo di fronte al mio avversario (Roberto Filippi, se non ricordo male! Scusa ancora. I will love you forevah and evah.) al primo National Championship. Che vergogna. 

Se già seguite il sito da tempo o comunque mi conoscete di persona, saprete che reazioni del genere non sono proprio usuali per me, piano piano nel corso degli anni ho imparato – grazie a qualche dritta dal buon Marco Turchiano, il campione triste – ad accettare di buon grado quel che succede nelle partite, soprattutto quando non si vede sufficiente vernice sui dadi! In ogni caso, quel che ho rivisto l’ho trovato abbastanza fuori dall’ordinario. Mi sono rivisto all’ultimo mondiale, che mi giravo verso la parete e imprecavo perché per l’ennesima volta il reroll del titolo First Order Vanguard sbiancava pieno. Mi sono ricordato di quando al SOS in Polonia a febbraio 2018 di fronte a un avversario che provava a fare il birbone dichiarando più volte C-3PO ho alzato i toni invece di chiamare l’arbitro. M’è tornato in mente quando all’europeo ho concesso l’ultima partita di Svizzera al mio avversario per la frustrazione, dopo che durante un momento di distrazione mi ha “schiccherato” un dado della Spada Laser Shoto fuori dalla riserva (nb: stavolta l’arbitro l’ho chiamato, eh).

 

Onestamente, mi sono sentito un po’ a disagio. Non è raro che mi esibisca in espressioni colorite (di solito nei limiti del civile e del candore altrui) durante le partite, per fare due risate. Ma quel tiro di dadi e la reazione beh, m’ha fatto storcere il naso. M’ha fatto incazzare come una iena, via. Diciamocela tutta. Me lo ha fatto notare pure un amico che assisteva alla partita – Oh guarda, occhio che sembrava ce l’avessi con Marco.

La maggior parte dei giocatori ha una storia in cui sono andati completamente, irragionevolmente, in “berserk“. E solitamente ne hanno un ricordo stampato in mente, che viene rievocato all’urlo di “Eh pensa, a me una volta…”. Immancabilmente i presenti all’udire la storia buttano gli occhi indietro. Qualcuno mormora “oioi, ci risiamo”. Altri rilanciano, raccontando la storia di quando tirando sei dadi verdi hanno fatto cinque blank, un asso di bastoni, due dadi sono rimbalzati, uno ha ucciso un passante e l’altro gli ha strozzato il gatto.

Siamo onesti nessuno vuole diventare “quel tizio” nel proprio gruppo di gioco. Quello che a causa dei suoi comportamenti o reazioni (costantemente) fuori misura viene associato automaticamente all’idea di “a giocare con lui/lei non mi diverto“. Quello che whina pesante sui dadi che gli hanno rubato il titolo di Asso dello Squadrone Vattelappesca, che lo hanno separato dalla dolce droga cartacea della promo data solo alla Top, da quei segnalini da rivendersi la mattina dopo perché almeno mi ci ripago la trasferta.

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Maremma impestata, ‘sta partita è stata come entrare nella caverna di Dagobah. 

Durante le ultime partite che ho giocato, posso dire tranquillamente che la Signora Fortuna stava seduta all’angolo rosso del ring insieme a me. Ho giocato piuttosto bene – ndPiffo: evviva la seconda edizione! abbasso le TLT! mannaggia agli Arpioni! – e quando ho avuto necessità di esattamente quel risultato, beh.. i miei dadi erano incandescenti. Evade a manetta.

Nessuno dei miei avversari è stato meno che adorabile durante le partite e nessuno di loro si è lamentato quando ha visto solo verde sui dadi di difesa e io gli ho piantato tre hit e due crit a iniziativa altissima. O comunque, lo hanno fanno in maniera più silenziosa, rispettosa e sportiva di quanto abbia fatto in alcune precedenti occasioni!

Se sei una persona che va in tilt, inizia a lanciare roba in giro, ad arrabbiarsi, o generalmente non riesce a mantenere la calma, ti consiglio vivamente di tornare indietro e registrarti durante una partita. Quindi, di guardare la registrazione con calma, con le cuffie. Ascolta quello che dici e come lo dici! Se riconosci di avere un atteggiamento negativo nei confronti dei dadi e / o del tuo avversario, realizzerai che in quell’occasione l’avversario non ha avuto esattamente un bello spettacolo.

Non c’è una vera e propria grande epifania o conclusione a questo articolo. Non stiamo parlando di ingegneria aerospaziale o teoria del gioco. Stiamo parlando solo di sentimenti, reazioni e quel pizzico di frustrazione occasionale che innegabilmente colpisce tutti!

O meglio, una epifania c’è. In fondo in fondo, ho realizzato di essere una persona abbastanza competitiva. Se me lo aveste chiesto fino a poco tempo fa, avrei risposto “mammeglio, io? zero competitività nel mio sangue“.

Sbagliandomi. Perché una partita giocata in modo competitivo ma corretto e rispettoso è una partita divertente. E poi, non vorrei mai essere quel giocatore (e tutti abbiamo giocato contro uno di loro almeno una volta…) che rende l’intera esperienza di gioco davvero spiacevole. Voglio vincere, ma più di questo voglio essere il tipo di giocatore che mi piacerebbe avere al tavolo come avversario.

E se proprio non dovessi riuscirci, spero almeno di ricordarmi di spegnere la telecamera prima e di scusarmi con l’avversario dopo!

Insomma, caro giocatore, segnati questa regola sul petto e rileggila prima di ogni partita:

Don’t be a d*ck. (Non fare lo str*nzo.)

Se vi è piaciuto questo piccolo volo pindarico, continuate a seguirci su Facebook e Youtube, e mi raccomando… volate  a caso disinvolti!

PS: Grazie Debbo. ma smettila di sbatacchiare la borsina quando quella sgrava di Jess Pava muore male.tivubi.

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